I favolosi anni'50. Gli anni dei juke-box, della musica di Buddy Holly e Elvis Presley; gli anni della gelatina sui capelli, dei balli universitari di fine anno, delle pomiciate nei drive-in; dei giubbotti di pelle con il bavero alzato, dei chewing-gum schiacciato sotto il banco, dei primi televisori accesi nei salotti. I giorni di un'America politically correct, di una provincia americana sana e rassicurante, dove si respirava il profumo delle torte di mele fatte in casa.
Nato nella stagione 1974-'75 sull'onda di un revival degli anni '50 che stava contaminando produzioni cinematografiche e televisive, il serial doveva da principio raccontare la vita dell' All American Boy Richie Cunningham, un ingenuo e goffo studentello. Ma il successo raccolto da un personaggio di “contorno” spinge i produttori ad allargare il campo di ripresa su un'America apparentemente felice, dove non esiste la guerra fredda. E così, nel giro di poche puntate, l'eroe della serie diventa Arthur Fonzarelli, detto Fonzie: giubbotto di pelle, duro ma con il cuore d'oro, si rivela essere il “maestro di vita” per Richie, i suoi amici “pivelli” e un po' per tutti i telespettatori.
Ma il successo di Happy Days va cercato anche nei personaggi secondari: la famiglia Cunningham, perbene fino alla nausea, è composta dai coniugi Howard e Marion, nonché dalla sorellina Joanie detta “sottiletta”; gli amici Potsie, Ralph, il propietario Arnold's, Al, il diner più famoso dell'immaginario televisivo americano.
Per saperne di più: c'è la scheda di wikipedia
Video: la sigla di Happy Days.
Curiosità: il video della canzone "Buddy Holly" dei Weezer, girato da Spike Jonze e ambientato nel mitico locale di Arnold's.
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